La canestra di frutta
Una storia sospesa nell’aeroporto di Bergamo durante il Covid.




Una storia sospesa nell’aeroporto di Bergamo durante il Covid.
“Sto lavorando a un libro e l’ho quasi finito. È nato dentro un luogo che conosco molto bene: l’aeroporto di Bergamo durante il periodo del Covid.
Ci sono immagini che non mi hanno mai lasciato davvero.
Le porte automatiche che si aprivano nel vuoto. Le luci fredde nella notte. I corridoi quasi deserti. Il rumore delle ruote delle valigie diventato improvvisamente raro, lontano.
E poi loro.
Persone senza dimora che, in quel tempo sospeso, avevano iniziato a vivere dentro l’aeroporto. Dormivano sulle sedute. Aspettavano il mattino bevendo caffè annacquati. Giravano lentamente nei terminal come se il tempo si fosse fermato.
Ho iniziato a scrivere perché sentivo che lì dentro stava succedendo qualcosa di profondamente umano.
Non una storia eroica. Non una storia costruita.
Qualcosa di fragile. Di silenzioso.
Mi interessano le piccole cose: una coperta piegata male, un panino diviso in due, una sigaretta fumata fuori dalle porte automatiche nella nebbia della notte.
La Canestra di Frutta nasce da queste immagini. Dal contrasto tra un luogo pensato per il movimento continuo e persone che invece non avevano più nessun posto dove andare.
Più lavoro a questo libro, più mi accorgo che non sto scrivendo soltanto della povertà.
Sto scrivendo dell’attesa. Della solitudine. Del bisogno umano di essere visti da qualcuno, anche solo per pochi minuti.
Voglio costruire una storia lenta, cinematografica, quasi sospesa, dove i personaggi emergono poco alla volta attraverso i gesti, i silenzi e le relazioni minime che nascono nelle notti dell’aeroporto.
Alcuni luoghi, quando il mondo rallenta, iniziano a mostrare ciò che normalmente nessuno guarda davvero.”